RASSEGNA STAMPA

Condensazione, soluzione anche per usi sanitari


FOCUS
Non solo riscaldamento ma anche acs: le norme più recenti parlano chiaro in tema di sostenibilità, privilegiando l’uso di apparecchi a combustione ad alta efficienza: ecco il punto di vista di un affermato produttore.

Inquinamento atmosferico e riscaldamento globale: questi i due fenomeni ambientali rispetto ai quali la comunità scientifica internazionale è concorde nel sostenerne l’origine antropica. Con i regolamenti ErP (Energy related Products) l’Unione Europea ha dimostrato di aver capito che sono necessari provvedimenti anche drastici. Al traguardo del cosiddetto “20-20-20” entro il 2020 si è infatti aggiunto l’impegno per l’abbattimento delle emissioni di gas serra, del 40% entro il 2030 e dell’80% entro il 2050. «I regolamenti ErP hanno fissato punti di riferimento molto precisi per la fabbricazione e l’etichettatura di prodotti eco-compatibili – spiega Sara Saltini, Direttore commerciale di Rinnai – definendo le prestazioni energetiche e ambientali obbligatorie per gli apparecchi che consumano energia. Investire in un futuro basso emissivo è dunque ormai un diktat globale, completo di parametri che diventano più stringenti con il passare del tempo, che dobbiamo rispettare in tutti gli ambiti produttivi e in particolar modo nel nostro comparto, abbandonando completamente l’idea che si tratti di una scelta discrezionale della singola azienda».

Una nuova prospettiva
Serve perciò un nuovo approccio? «Sicuramente! Alcuni tendono a interpretare le regole a loro piacere – ad esempio mettendole in pratica solo quanto sono favorevoli e limitando gli investimenti – e adottano perciò un modello di business che potremmo definire “conservativo”. Questa volta, al contrario, abbiamo tutti davanti una strada non facile: chi di noi saprà analizzare con obiettività lo stato delle risorse e investirà in ricerca e sviluppo, per migliorare costantemente le performance energetiche dei prodotti, sarà sicuramente premiato nel medio-lungo periodo. Questo è l’approccio che abbiamo scelto in Rinnai».

Qual è la vostra analisi della situazione?
«Se analizziamo con obiettività le linee guida normative in ambito di riscaldamento ambiente e produzione di acqua calda sanitaria per utenze non unifamiliari, non possiamo che dedurne un dato di fatto: la tecnologia della condensazione è il presente e il futuro, anche per il sanitario domestico. Numeri alla mano, è evidente a tutti come non sia possibile fare a meno di utilizzare le fonti fossili. Oggi, le reti elettriche italiane collasserebbero se dovessero supportare il totale dei consumi del paese. L’elettrico non può reggere una conversione istantanea, perché mancano strutture e infrastrutture da costruirsi secondo una prospettiva comunitaria ancora poco prossima ad una concretizzazione. Di conseguenza, per tutti i generatori di calore alimentati da fonti fossili, la condensazione è la tecnologia da impiegare nel riscaldamento come nel sanitario, affiancata da una gestione sempre più smart e massimamente efficiente. Il legislatore indica con chiarezza la strada da percorrere per perseguire gli obiettivi di ecosostenibilità, dunque il mercato deve adeguarsi e farlo nel modo più rapido ed efficace possibile, nel proprio interesse come in quello del cittadino».

L’acqua per usi sanitari
Cosa prevedono le nuove regole in materia di acqua calda sanitaria?
«Escludendo gli utilizzi residenziali e assimilati - sui quali non ci sono indicazioni aggiuntive rispetto a quelle già fornite con l’ErP - il DM “Requisiti minimi” del 26/6/2015 norma chiaramente anche la produzione di acqua calda sanitaria, chiamata a rispettare un rendimento minimo sul PCI pari a 90 + 2 log Pn (lo stesso imposto al riscaldamento). Si tratta di un valore evidentemente raggiungibile solo con la condensazione ma che, probabilmente, non risponde all’orientamento predominante del mercato, al punto che tale norma sta passando praticamente inosservata. Dall’entrata in vigore del decreto, per avere parametri di emissioni inquinanti ed efficienza energetica rispondenti alla normativa, tutti i soggetti economici che utilizzano l’acqua calda in modo professionale devono impiegare produttori a gas solo del tipo a condensazione in tutti i casi (sostituzione, ristrutturazione e, ovviamente, nuova costruzione). Si pensi ad esempio al settore alberghiero, a tutte le industrie che impiegano acqua calda a temperature elevate per i processi produttivi (in primis quelle alimentari), al settore pubblico dalla scuola alla sanità, fino all’agricoltura, al medicale e tutto il comparto della bellezza, dai parrucchieri ai centri benessere, etc.».

Quali fattori sfavoriscono la diffusione dei dispositivi a condensazione?
«È innegabile che sostituire un generatore tradizionale con uno a condensazione implichi una serie di provvedimenti aggiuntivi al semplice avvicendamento, perché è indispensabile intervenire sugli impianti per evacuare le condense acide e adeguare le condotte fumarie. Queste operazioni, che in talune situazioni può rivelarsi anche particolarmente onerosa per il proprietario oltre che complessa dal punto di vista progettuale e impiantistico, può essere semplificata con le installazioni esterne, che garantiscono maggior flessibilità nelle opere e, al contempo, liberano spazio utile all’interno. Rinnai da sempre risponde a queste esigenze con scaldabagni studiati specificatamente per essere installati in esterno - perciò che evitano modifiche consistenti agli impianti esistenti, senza scarico fumi né necessità di protezioni aggiuntive - installabili a muro o su strutture su misura che abbiamo progettato recentemente, già pre-assemblate e pre-cablate».

Intervista a cura di Martino Paradiso GT Giornale del Termoidraulico


img

Dott.ssa Sara Saltini, Direttore commerciale Rinnai.

Si sta verificando una sorta di “accanimento terapeutico” sui generatori già installati?
«Riparare un apparecchio obsoleto che dà segnali di malfunzionamento è come scegliere se riparare una vecchia automobile o acquistarne una nuova: la decisione non può prescindere dalla propria capacità di spesa e da altre valutazioni contingenti che dipendono in primis dal proprietario. Tuttavia, anche assumendo di essere in una fase di “accanimento terapeutico diffuso”, si tratterebbe inevitabilmente di un momento transitorio: prima o poi la sostituzione del vecchio modello tradizionale sarà inevitabile e la caldaia tradizionale dovrà essere sostituita con una nuova, che per legge dovrà essere a condensazione».

Ma esiste realmente una convenienza economica?
«In questo tipo di interventi l’investimento iniziale si ripaga con il risparmio sui consumi che, proprio per le utenze professionali, rappresenta una voce di spesa significativa in ragione del volume d’acqua impiegato nelle varie attività produttive e del terziario. Forse è anche per questo motivo che riscontriamo un crescente interesse sul DM 26/6/2015 da parte dei progettisti che, chiamati a ripensare e ridisegnare gli impianti in funzione della nuova normativa, contattano il nostro dipartimento di prevendita tecnico per avere informazioni operative sul funzionamento e sulle peculiarità degli impianti a condensazione.

Siamo stati i primi in Italia a introdurre questa tecnologia sui produttori di ACS istantanei: probabilmente è per questa ragione che siamo diventati un punto di riferimento - cosa che sicuramente ci gratifica, ripagando i continui sforzi fatti anche in termini di formazione professionale».